martedì 21 luglio 2026

 


L’Arcano Patavino – Transcode

Qui puoi ascoltare il disco in streaming

https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC

Transcode è disponibile in formato digitale su tutte le piattaforme streaming musicali, è prossimo ad essere stampato in formato CD. Un’edizione limitata ricca di immagini.

I dieci racconti, dove strumenti suonati ed elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure, affrontano il tema della perdita, dell’attesa, della memoria, del mondo circostante.

Scritto, suonato e registrato da Matteo Patavino (pianoforte e sintetizzatori) e interpretato da Donato Arcano (voci e chitarre) è un album concept, multiforme e colorato, che abbraccia rock e canzone d’autore. Transcode è la storia di Johnny il quale, finito sull’orlo del precipizio, capisce di essere governato da un potere che agisce senza principi e senza scrupoli. Solo dopo aver affrontato dure prove, contro alcuni dei suoi inconsci, Johnny recupera quell’ umanità che forse gli permetterà di sopravvivere.

Il lavoro interamente autoprodotto, si avvale delle preziose collaborazioni di Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Musica Nuda), basso elettrico (La danza e Terlundana); e di Maurizio Liguori, chitarra elettrica (Il corvo, New city); Christian Nasillo, chitarra elettrica (L'amore sospeso, Soffio); Simone Tamaro, sax (Johnny, Morgana).

Il disco è stato masterizzato da Alessandro Guasconi al Virus Recording Studio. Per le immagini di Transcode, L’Arcano Patavino si accompagna con le opere dell’artista Luigi Mastrangelo, interprete della“pittura Mediale”.

BIOGRAFIA

L’Arcano Patavino ha debuttato discograficamente nel 2010 con l’album “D’Amore e di Devozione” (Promomusic/Raitrade/Edel), intenso lavoro, frutto di ricerche etnomusicologiche nel Basso Molise.

Conservando dialetto e melodie originali, il duo, formato da Donato Arcano e Matteo Patavino, affiancato da Lorenzo Moka Tommasini per la produzione artistica, ha rielaborato antichi canti popolari, arricchendoli con archi e arrangiamenti elettro-rock. Un album ricco di collaborazioni tra le quali Cristiano Godano, interprete di

Passione (canto del Venerdì Santo), e Tony Bowers (bassista storico dei Simply Red), basso elettrico in Carregna. Il disco, accolto da ottimi giudizi della critica musicale, è stato inserito tra i migliori album del 2010 dal settimanale Alias del Manifesto. Con il brano Maichentò, L’Arcano Patavino è arrivato tra i 16 semifinalistidi Musicultura 2013.

A due anni dall’uscita di “D’Amore e di Devozione”, l’Arcano Patavino ha iniziato la stesura di canzoni originali. Scritte, suonate e registrate da Matteo (pianoforte e sintetizzatori) e interpretate da Donato (voci e chitarre). Una creazione lunga più di 10 anni che ha portato alla luce Transcode, dieci canzoni tra rock e

canzone d’autore. Dieci racconti dove strumenti suonati ed elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure.

Tra gli ospiti, Ferruccio Spinetti, basso elettrico ne La Danza e Terlundana.

 

L’INTERVISTA

 

D1: Come descrivereste Transcode a qualcuno che non ha mai sentito parlare de L'Arcano

Patavino?

R: Transcode, è la storia di Johnny, vittima/carnefice di questo tempo tragico post-Novecento

che, tuttavia, non lascia intravvedere un futuro definibile. Transcode racconta la crisi

dell’umanità, l’abbiamo scritta e interpretato partendo dalle nostre esperienze reali, con i

nostri punti di riferimento culturali. Siamo realmente consapevoli che coloro che vorranno

ascoltarlo troveranno le loro personali esperienze e i loro punti di riferimento per poterlo

interpretare, liberamente. È un lavoro nel quale ciascuno potrà ritrovare il suo Johnny.

D2: Che tipo di ascoltatore immaginate quando create musica?

R: Creiamo musica perché abbiamo qualcosa da dire, mossi dalla necessità di essere

innovativi e nello stesso tempo comunicativi. Non immaginiamo l’a s c o l t a t o re  “ideale” ma ci

auguriamo di incuriosire chiunque sia disposto a lasciarsi coinvolgere dai mondi che

raccontiamo. La nostra idea di composizione si basa sull’idea dell’arte come metafora del

reale. Caratteristica che apparentemente allontana l’immediatezza. Nella nostra piccola

esperienza abbiamo sempre trovato ascoltatori attenti, al di là dei gusti specifici, e questo per

noi è fondamentale.

D3: Transcode ha un Booklet Digitale con la storia completa di Johnny. Quanto è importante

per voi il dialogo con chi ascolta al di là della musica?

R: Vorremmo che chi ascolta le nostre canzoni possa leggere comodamente i testi, i quali,

possono sfuggire durante l’ascolto stesso, considerando anche l’articolazione formale e i

contenuti semantici e, ancora, l’uso del dialetto. Nella costruzione del senso unitario della

canzone, crediamo che la parte letteraria assolva allo stesso ruolo della musica. Avere la

possibilità di rileggere i testi aiuta a capire il senso delle canzoni, anche nel tempo.

Il booklet, inoltre, ci permette di valorizzare le immagini, elemento che per noi ha sempre

ricoperto un ruolo organico nella comunicazione artistica.D4: Avete ricevuto i primi feedback sull'album. C'è qualcosa che vi ha sorpreso nelle reazioni

del pubblico?

R: Abbiamo ricevuto feedback molto interessanti, dai contenuti anche molto distanti, per

senso e trasporto emotivo. Ci stanno dicendo  che Transcode è un lavoro inquietante e dolce

nello stesso tempo.

D5: Qual è la canzone di Transcode che vi ha dato più soddisfazione una volta completata?

R: Dal punto di vista musicale e tecnico tutto l’album. So^io, emotivamente.

D6: Transcode parla molto di perdita. Ma c'è anche molta speranza nel disco. Come

bilanciate questi due poli?

R: Con la consapevolezza di essere anche chi non è più con noi. Transcode lo abbiamo

scritto, interpretato e realizzato con questa certezza ferma.

D7: Un ultimo messaggio a chi ha già ascoltato Transcode e vuole approfondire.

R: Di lasciarsi ulteriormente coinvolgere dalle parole e dai suoni. Transcode è un disco che ha

bisogno di cura nell’ascolto ma che sa ridare questa attenzione in termini di piacere della

scoperta degli imprevedibili particolari che si nascondono negli angoli più impensabili.

sabato 11 luglio 2026

 


ILENIA MARZANO

I Am Done Conforming

Registrato e Mixato Presso CREATIVA MUSIC

https://open.spotify.com/intl-it/album/2AUfs2u1fP6mRAFMsKErYT?si=BxhnQK-GStW8W8-v0VLceA

 

Esistono album che chiedono attenzione e album che la ottengono senza chiederla. I Am Done Conforming di Ilenia Marzano appartiene alla seconda categoria. La cantautrice romana — laureata in Canto Pop al Saint Louis College of Music nel 2021, con alle spalle vent'anni di esperienze tra orchestra, teatro, televisione e insegnamento — arriva al suo primo disco in lingua inglese senza la fretta di chi ha qualcosa da dimostrare. E si sente.

Pubblicato da Creativa Music il 22 giugno 2026 e realizzato con la produzione artistica di Fabio Codega, I Am Done Conforming è stato costruito con la lentezza di chi vuole fare le cose bene: anni di appunti, frasi annotate, intuizioni che aspettavano il momento giusto. Quella stratificazione non è una particolarità biografica — è una qualità sonora. I brani hanno spessore, peso, densità. Non si consumano al primo ascolto.

Il disco si apre con Take It, che stabilisce subito le coordinate emotive. La protagonista non piange, non supplica, non aspetta: agisce. "I'm cool and you're rude and I'm gonna leave you here man / You don't deserve my presence as I don't deserve your treatment." La precisione della frase è già la risposta al disordine del rapporto descritto. "Take my breath away from me / That's the only thing I'll give you" — il finale ironico ribalta il titolo e chiude il brano con un gesto di pura eleganza narrativa.

Don't Fall in Love costruisce l'addio come una festa malinconica: vino, fuoco, luna, barca. "Pour me some wine let me light up the fire / so pour me some wine and be ready to fly." Non c'è rimpianto — c'è la scelta di andarsene prima di mentire. I Can Feel porta la coscienza verso la comprensione tardiva: "but then one day I understood the cause of my pain." Il passaggio più importante del brano non è l'emozione — è il sapere. La nostalgia diventa conoscenza.

Separation è il brano tecnicamente più riuscito: la rottura raccontata da due angolazioni che si alternano e si sovrappongono, senza che nessuno dei due punti di vista prevalga. "We're going different roads / you can't see me cry" — poi — "We're going different roads / I can't see you smile." La simmetria non è un gioco formale: è il modo in cui il brano dice che una separazione riguarda sempre due persone. May Live porta la domanda al centro: "May I live there once again?" E la risposta coincide con il gesto di riaprire gli occhi. "Look, look at the rainbow / you'll find the answer. / Open your eyes."

La title track è il manifesto dichiarato, ma anche quello più attento a non diventare slogan vuoto. "I'm done conforming / I'm more than beauty / They're always gonna judge me / But I'm still worthy so / I'm done conforming." La competenza come risposta alla svalutazione. "You know everything I'm bringing to the table / I'm able to rise." Babylon porta il mito biblico nel presente digitale: la Stele di Rosetta non basta, perché il problema non è la traduzione ma l'ascolto. "We gotta break through, do not hide, don't be scared / Bring back the love right now in this Babylon."

No More costruisce la forza sulla ripetizione e sull'immagine: "All your kisses were made of moonlight / Fading into the day." Tilting at Windmills guarda il Don Chisciotte contemporaneo con rispetto e tenerezza: "I give him this melody / Let it be his strength / So if he could see new dawns / He'd meet his own self anew." Blue Drapes chiude il disco nel progressive, con una scena visionaria tra deserti e veggenti, con una cicatrice che è segno di storia vissuta e una saggezza che si lascia intravedere senza farsi possedere.

La produzione artistica di Fabio Codega attraversa tutto il disco con discrezione e precisione, lavorando sull'architettura complessiva senza mai soffocare la scrittura. Il risultato è un debutto che non ha eguali vicini: adulto, stratificato, necessario. Un album che si ascolta e poi si riascolta.