ILENIA MARZANO
I
Am Done Conforming
Registrato
e Mixato Presso CREATIVA MUSIC
https://open.spotify.com/intl-it/album/2AUfs2u1fP6mRAFMsKErYT?si=BxhnQK-GStW8W8-v0VLceA
Esistono album che chiedono attenzione e album che la ottengono senza
chiederla. I Am Done Conforming di Ilenia Marzano appartiene alla seconda
categoria. La cantautrice romana — laureata in Canto Pop al Saint Louis College
of Music nel 2021, con alle spalle vent'anni di esperienze tra orchestra,
teatro, televisione e insegnamento — arriva al suo primo disco in lingua
inglese senza la fretta di chi ha qualcosa da dimostrare. E si sente.
Pubblicato da Creativa Music il 22 giugno 2026 e realizzato con la
produzione artistica di Fabio Codega, I Am Done Conforming è stato costruito
con la lentezza di chi vuole fare le cose bene: anni di appunti, frasi
annotate, intuizioni che aspettavano il momento giusto. Quella stratificazione
non è una particolarità biografica — è una qualità sonora. I brani hanno
spessore, peso, densità. Non si consumano al primo ascolto.
Il disco si apre con Take It, che stabilisce subito le coordinate emotive.
La protagonista non piange, non supplica, non aspetta: agisce. "I'm cool
and you're rude and I'm gonna leave you here man / You don't deserve my
presence as I don't deserve your treatment." La precisione della frase è
già la risposta al disordine del rapporto descritto. "Take my breath away
from me / That's the only thing I'll give you" — il finale ironico ribalta
il titolo e chiude il brano con un gesto di pura eleganza narrativa.
Don't Fall in Love costruisce l'addio come una festa malinconica: vino,
fuoco, luna, barca. "Pour me some wine let me light up the fire / so pour
me some wine and be ready to fly." Non c'è rimpianto — c'è la scelta di
andarsene prima di mentire. I Can Feel porta la coscienza verso la comprensione
tardiva: "but then one day I understood the cause of my pain." Il
passaggio più importante del brano non è l'emozione — è il sapere. La nostalgia
diventa conoscenza.
Separation è il brano tecnicamente più riuscito: la rottura raccontata da
due angolazioni che si alternano e si sovrappongono, senza che nessuno dei due
punti di vista prevalga. "We're going different roads / you can't see me
cry" — poi — "We're going different roads / I can't see you
smile." La simmetria non è un gioco formale: è il modo in cui il brano
dice che una separazione riguarda sempre due persone. May Live porta la domanda
al centro: "May I live there once again?" E la risposta coincide con
il gesto di riaprire gli occhi. "Look, look at the rainbow / you'll find
the answer. / Open your eyes."
La title track è il manifesto dichiarato, ma anche quello più attento a
non diventare slogan vuoto. "I'm done conforming / I'm more than beauty /
They're always gonna judge me / But I'm still worthy so / I'm done
conforming." La competenza come risposta alla svalutazione. "You know
everything I'm bringing to the table / I'm able to rise." Babylon porta il
mito biblico nel presente digitale: la Stele di Rosetta non basta, perché il
problema non è la traduzione ma l'ascolto. "We gotta break through, do not
hide, don't be scared / Bring back the love right now in this Babylon."
No More costruisce la forza sulla ripetizione e sull'immagine: "All
your kisses were made of moonlight / Fading into the day." Tilting at
Windmills guarda il Don Chisciotte contemporaneo con rispetto e tenerezza:
"I give him this melody / Let it be his strength / So if he could see new
dawns / He'd meet his own self anew." Blue Drapes chiude il disco nel
progressive, con una scena visionaria tra deserti e veggenti, con una cicatrice
che è segno di storia vissuta e una saggezza che si lascia intravedere senza
farsi possedere.
La produzione artistica di Fabio Codega attraversa tutto il disco con
discrezione e precisione, lavorando sull'architettura complessiva senza mai
soffocare la scrittura. Il risultato è un debutto che non ha eguali vicini:
adulto, stratificato, necessario. Un album che si ascolta e poi si riascolta.

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