sabato 11 luglio 2026

 


ILENIA MARZANO

I Am Done Conforming

Registrato e Mixato Presso CREATIVA MUSIC

https://open.spotify.com/intl-it/album/2AUfs2u1fP6mRAFMsKErYT?si=BxhnQK-GStW8W8-v0VLceA

 

Esistono album che chiedono attenzione e album che la ottengono senza chiederla. I Am Done Conforming di Ilenia Marzano appartiene alla seconda categoria. La cantautrice romana — laureata in Canto Pop al Saint Louis College of Music nel 2021, con alle spalle vent'anni di esperienze tra orchestra, teatro, televisione e insegnamento — arriva al suo primo disco in lingua inglese senza la fretta di chi ha qualcosa da dimostrare. E si sente.

Pubblicato da Creativa Music il 22 giugno 2026 e realizzato con la produzione artistica di Fabio Codega, I Am Done Conforming è stato costruito con la lentezza di chi vuole fare le cose bene: anni di appunti, frasi annotate, intuizioni che aspettavano il momento giusto. Quella stratificazione non è una particolarità biografica — è una qualità sonora. I brani hanno spessore, peso, densità. Non si consumano al primo ascolto.

Il disco si apre con Take It, che stabilisce subito le coordinate emotive. La protagonista non piange, non supplica, non aspetta: agisce. "I'm cool and you're rude and I'm gonna leave you here man / You don't deserve my presence as I don't deserve your treatment." La precisione della frase è già la risposta al disordine del rapporto descritto. "Take my breath away from me / That's the only thing I'll give you" — il finale ironico ribalta il titolo e chiude il brano con un gesto di pura eleganza narrativa.

Don't Fall in Love costruisce l'addio come una festa malinconica: vino, fuoco, luna, barca. "Pour me some wine let me light up the fire / so pour me some wine and be ready to fly." Non c'è rimpianto — c'è la scelta di andarsene prima di mentire. I Can Feel porta la coscienza verso la comprensione tardiva: "but then one day I understood the cause of my pain." Il passaggio più importante del brano non è l'emozione — è il sapere. La nostalgia diventa conoscenza.

Separation è il brano tecnicamente più riuscito: la rottura raccontata da due angolazioni che si alternano e si sovrappongono, senza che nessuno dei due punti di vista prevalga. "We're going different roads / you can't see me cry" — poi — "We're going different roads / I can't see you smile." La simmetria non è un gioco formale: è il modo in cui il brano dice che una separazione riguarda sempre due persone. May Live porta la domanda al centro: "May I live there once again?" E la risposta coincide con il gesto di riaprire gli occhi. "Look, look at the rainbow / you'll find the answer. / Open your eyes."

La title track è il manifesto dichiarato, ma anche quello più attento a non diventare slogan vuoto. "I'm done conforming / I'm more than beauty / They're always gonna judge me / But I'm still worthy so / I'm done conforming." La competenza come risposta alla svalutazione. "You know everything I'm bringing to the table / I'm able to rise." Babylon porta il mito biblico nel presente digitale: la Stele di Rosetta non basta, perché il problema non è la traduzione ma l'ascolto. "We gotta break through, do not hide, don't be scared / Bring back the love right now in this Babylon."

No More costruisce la forza sulla ripetizione e sull'immagine: "All your kisses were made of moonlight / Fading into the day." Tilting at Windmills guarda il Don Chisciotte contemporaneo con rispetto e tenerezza: "I give him this melody / Let it be his strength / So if he could see new dawns / He'd meet his own self anew." Blue Drapes chiude il disco nel progressive, con una scena visionaria tra deserti e veggenti, con una cicatrice che è segno di storia vissuta e una saggezza che si lascia intravedere senza farsi possedere.

La produzione artistica di Fabio Codega attraversa tutto il disco con discrezione e precisione, lavorando sull'architettura complessiva senza mai soffocare la scrittura. Il risultato è un debutto che non ha eguali vicini: adulto, stratificato, necessario. Un album che si ascolta e poi si riascolta.

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