lunedì 21 settembre 2026

 

LIQUEEDO

“Lebowsky Song”

LA SVOLTA SONORA CHE ACCOMPAGNA IL CELEBRE PERSONAGGIO DEL CINEMA

ASCOLTA "LEBOWSKY SONG”!

 

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GUARDA IL VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=LUt4kadeXUw

 

 

Con “Lebowsky Song”, Liqueedo apre una porta che nei suoi lavori precedenti era rimasta chiusa. Il dream pop e le atmosfere manchester lasciano spazio a chitarre distorte, ritmi serrati e una produzione spinta fino alla saturazione.

Il risultato ha il passo nervoso del post-punk contemporaneo, il rumore di A Place to Bury Strangers e una certa sporcizia lo-fi che richiama alcune produzioni di Damon Albarn.

Arturo Molinara prende l’universo surreale de “Il Grande Lebowski” e lo porta fuori dal film, dentro una realtà fatta di pubblicità, consumo, prestazioni, successo esibito e corse senza traguardo.

Al centro del brano c’è una scelta molto semplice: fermarsi.

Lasciare per un po’ il rumore del mondo, ascoltare musica, bere qualcosa, giocare a bowling con gli amici e smettere di chiedersi quale dovrebbe essere il prossimo obiettivo.

Il “Dude” diventa così una figura attraverso cui guardare alle nostre ossessioni quotidiane con maggiore distanza e una buona dose di sarcasmo.

“Lebowsky Song” propone una semplice sottrazione. Meno velocità, meno apparenza, meno bisogno di dimostrare qualcosa, solo vivere secondo una misura personale, anche quando tutto intorno spinge nella direzione opposta.

La traccia più imprevedibile del repertorio di Liqueedo diventa quindi anche una dichiarazione di libertà: cambiare suono quando serve, spostarsi dove la canzone chiede di andare e non concedere al proprio percorso il lusso di diventare prevedibile.

 

 

Dietro il nome Liqueedo c’è Arturo Molinara, cantautore salernitano cresciuto con la musica britannica come punto di riferimento. A quindici anni canta Stone Roses, The Smiths, Oasis e Sex Pistols in una cover band composta da musicisti molto più grandi di lui.

Con gli Oceans arrivano i primi concerti, prima a Salerno e poi in diverse città italiane. Il primo demo raggiunge radio italiane e straniere, fino alla rotazione di Echoic Memories su Insomnia Radio UK.

Durante il periodo Covid prende forma Liqueedo, progetto nato dal recupero di vecchi provini e dalla scrittura di nuovo materiale. Il passato torna a dialogare con il presente senza trasformarsi in nostalgia.

Il progetto viene notato da Marco Biondi, storico dj e produttore discografico, e successivamente entra nel roster di SorryMom!.

Il primo anno porta due singoli: “Out of Nowhere”, diretto verso il rock’n’roll, e “1999”, più intimo e ipnotico. Nel 2026 arriva “English Rose”, immersione nelle atmosfere dream pop britanniche legate a Smiths e Stone Roses.

Con “Lebowsky Song” il percorso cambia ancora direzione e mostra quanto sia ampio il territorio musicale in cui Liqueedo decide di muoversi.

Dal vivo il progetto assume diverse forme: solo voce e chitarra, duo, trio oppure band completa.

In quest’ultima formazione Arturo Molinara è affiancato da Andrea Bruno al basso, Gaetano Di Iorio alla chitarra e Antonio Pappacoda alla batteria.

Negli ultimi mesi Liqueedo ha condiviso il palco, tra gli altri, con Cristiano Godano, Meganoidi, Gian Maria Accusani e Sick Tamburo, Morgan, Bandabardò, Modena City Ramblers, Gianluca Grignani, Cor Veleno e Francesco Di Bella.

Una storia che continua a svilupparsi dal vivo, con una certezza precisa: il rock suonato da una band davanti a un pubblico conserva ancora tutto il suo peso.

 

 

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domenica 30 agosto 2026

 


SMOKEY GUNNER
“Love, Sex & Loneliness”
CPT Records



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Il titolo del secondo album degli Smokey Gunner non lascia spazio a fraintendimenti: amore, sesso e solitudine sono le tre dimensioni attorno a cui ruota ogni brano. Non un concept rigido, ma un filo conduttore che tiene insieme canzoni diverse per tono, come conferma la title track “Love, Sex and Loneliness”, che raccoglie tutte le emozioni sperimentate dentro una relazione. “Stormy Sky” racconta il coraggio necessario per riaprire il proprio cuore dopo una delusione, ricordando che presenza e sincerità contano più dei grandi gesti. “Lucky Man” scava invece nella complicata convivenza tra vita privata e pubblica, tra sorrisi di facciata e fragilità nascoste. Chiude il cerchio “Temporary Love”, che racconta un amore estivo intenso ma breve, sigillato da una lettera d’amore che non lascia nulla al caso. Le chitarre restano dirette, i ritornelli immediati, l’attitudine sempre profondamente live: un disco che premia chi ascolta con attenzione e si lascia coinvolgere dalle sue contraddizioni.

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martedì 21 luglio 2026

 


L’Arcano Patavino – Transcode

Qui puoi ascoltare il disco in streaming

https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC

Transcode è disponibile in formato digitale su tutte le piattaforme streaming musicali, è prossimo ad essere stampato in formato CD. Un’edizione limitata ricca di immagini.

I dieci racconti, dove strumenti suonati ed elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure, affrontano il tema della perdita, dell’attesa, della memoria, del mondo circostante.

Scritto, suonato e registrato da Matteo Patavino (pianoforte e sintetizzatori) e interpretato da Donato Arcano (voci e chitarre) è un album concept, multiforme e colorato, che abbraccia rock e canzone d’autore. Transcode è la storia di Johnny il quale, finito sull’orlo del precipizio, capisce di essere governato da un potere che agisce senza principi e senza scrupoli. Solo dopo aver affrontato dure prove, contro alcuni dei suoi inconsci, Johnny recupera quell’ umanità che forse gli permetterà di sopravvivere.

Il lavoro interamente autoprodotto, si avvale delle preziose collaborazioni di Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Musica Nuda), basso elettrico (La danza e Terlundana); e di Maurizio Liguori, chitarra elettrica (Il corvo, New city); Christian Nasillo, chitarra elettrica (L'amore sospeso, Soffio); Simone Tamaro, sax (Johnny, Morgana).

Il disco è stato masterizzato da Alessandro Guasconi al Virus Recording Studio. Per le immagini di Transcode, L’Arcano Patavino si accompagna con le opere dell’artista Luigi Mastrangelo, interprete della“pittura Mediale”.

BIOGRAFIA

L’Arcano Patavino ha debuttato discograficamente nel 2010 con l’album “D’Amore e di Devozione” (Promomusic/Raitrade/Edel), intenso lavoro, frutto di ricerche etnomusicologiche nel Basso Molise.

Conservando dialetto e melodie originali, il duo, formato da Donato Arcano e Matteo Patavino, affiancato da Lorenzo Moka Tommasini per la produzione artistica, ha rielaborato antichi canti popolari, arricchendoli con archi e arrangiamenti elettro-rock. Un album ricco di collaborazioni tra le quali Cristiano Godano, interprete di

Passione (canto del Venerdì Santo), e Tony Bowers (bassista storico dei Simply Red), basso elettrico in Carregna. Il disco, accolto da ottimi giudizi della critica musicale, è stato inserito tra i migliori album del 2010 dal settimanale Alias del Manifesto. Con il brano Maichentò, L’Arcano Patavino è arrivato tra i 16 semifinalistidi Musicultura 2013.

A due anni dall’uscita di “D’Amore e di Devozione”, l’Arcano Patavino ha iniziato la stesura di canzoni originali. Scritte, suonate e registrate da Matteo (pianoforte e sintetizzatori) e interpretate da Donato (voci e chitarre). Una creazione lunga più di 10 anni che ha portato alla luce Transcode, dieci canzoni tra rock e

canzone d’autore. Dieci racconti dove strumenti suonati ed elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure.

Tra gli ospiti, Ferruccio Spinetti, basso elettrico ne La Danza e Terlundana.

 

L’INTERVISTA

 

D1: Come descrivereste Transcode a qualcuno che non ha mai sentito parlare de L'Arcano

Patavino?

R: Transcode, è la storia di Johnny, vittima/carnefice di questo tempo tragico post-Novecento

che, tuttavia, non lascia intravvedere un futuro definibile. Transcode racconta la crisi

dell’umanità, l’abbiamo scritta e interpretato partendo dalle nostre esperienze reali, con i

nostri punti di riferimento culturali. Siamo realmente consapevoli che coloro che vorranno

ascoltarlo troveranno le loro personali esperienze e i loro punti di riferimento per poterlo

interpretare, liberamente. È un lavoro nel quale ciascuno potrà ritrovare il suo Johnny.

D2: Che tipo di ascoltatore immaginate quando create musica?

R: Creiamo musica perché abbiamo qualcosa da dire, mossi dalla necessità di essere

innovativi e nello stesso tempo comunicativi. Non immaginiamo l’a s c o l t a t o re  “ideale” ma ci

auguriamo di incuriosire chiunque sia disposto a lasciarsi coinvolgere dai mondi che

raccontiamo. La nostra idea di composizione si basa sull’idea dell’arte come metafora del

reale. Caratteristica che apparentemente allontana l’immediatezza. Nella nostra piccola

esperienza abbiamo sempre trovato ascoltatori attenti, al di là dei gusti specifici, e questo per

noi è fondamentale.

D3: Transcode ha un Booklet Digitale con la storia completa di Johnny. Quanto è importante

per voi il dialogo con chi ascolta al di là della musica?

R: Vorremmo che chi ascolta le nostre canzoni possa leggere comodamente i testi, i quali,

possono sfuggire durante l’ascolto stesso, considerando anche l’articolazione formale e i

contenuti semantici e, ancora, l’uso del dialetto. Nella costruzione del senso unitario della

canzone, crediamo che la parte letteraria assolva allo stesso ruolo della musica. Avere la

possibilità di rileggere i testi aiuta a capire il senso delle canzoni, anche nel tempo.

Il booklet, inoltre, ci permette di valorizzare le immagini, elemento che per noi ha sempre

ricoperto un ruolo organico nella comunicazione artistica.D4: Avete ricevuto i primi feedback sull'album. C'è qualcosa che vi ha sorpreso nelle reazioni

del pubblico?

R: Abbiamo ricevuto feedback molto interessanti, dai contenuti anche molto distanti, per

senso e trasporto emotivo. Ci stanno dicendo  che Transcode è un lavoro inquietante e dolce

nello stesso tempo.

D5: Qual è la canzone di Transcode che vi ha dato più soddisfazione una volta completata?

R: Dal punto di vista musicale e tecnico tutto l’album. So^io, emotivamente.

D6: Transcode parla molto di perdita. Ma c'è anche molta speranza nel disco. Come

bilanciate questi due poli?

R: Con la consapevolezza di essere anche chi non è più con noi. Transcode lo abbiamo

scritto, interpretato e realizzato con questa certezza ferma.

D7: Un ultimo messaggio a chi ha già ascoltato Transcode e vuole approfondire.

R: Di lasciarsi ulteriormente coinvolgere dalle parole e dai suoni. Transcode è un disco che ha

bisogno di cura nell’ascolto ma che sa ridare questa attenzione in termini di piacere della

scoperta degli imprevedibili particolari che si nascondono negli angoli più impensabili.

sabato 11 luglio 2026

 


ILENIA MARZANO

I Am Done Conforming

Registrato e Mixato Presso CREATIVA MUSIC

https://open.spotify.com/intl-it/album/2AUfs2u1fP6mRAFMsKErYT?si=BxhnQK-GStW8W8-v0VLceA

 

Esistono album che chiedono attenzione e album che la ottengono senza chiederla. I Am Done Conforming di Ilenia Marzano appartiene alla seconda categoria. La cantautrice romana — laureata in Canto Pop al Saint Louis College of Music nel 2021, con alle spalle vent'anni di esperienze tra orchestra, teatro, televisione e insegnamento — arriva al suo primo disco in lingua inglese senza la fretta di chi ha qualcosa da dimostrare. E si sente.

Pubblicato da Creativa Music il 22 giugno 2026 e realizzato con la produzione artistica di Fabio Codega, I Am Done Conforming è stato costruito con la lentezza di chi vuole fare le cose bene: anni di appunti, frasi annotate, intuizioni che aspettavano il momento giusto. Quella stratificazione non è una particolarità biografica — è una qualità sonora. I brani hanno spessore, peso, densità. Non si consumano al primo ascolto.

Il disco si apre con Take It, che stabilisce subito le coordinate emotive. La protagonista non piange, non supplica, non aspetta: agisce. "I'm cool and you're rude and I'm gonna leave you here man / You don't deserve my presence as I don't deserve your treatment." La precisione della frase è già la risposta al disordine del rapporto descritto. "Take my breath away from me / That's the only thing I'll give you" — il finale ironico ribalta il titolo e chiude il brano con un gesto di pura eleganza narrativa.

Don't Fall in Love costruisce l'addio come una festa malinconica: vino, fuoco, luna, barca. "Pour me some wine let me light up the fire / so pour me some wine and be ready to fly." Non c'è rimpianto — c'è la scelta di andarsene prima di mentire. I Can Feel porta la coscienza verso la comprensione tardiva: "but then one day I understood the cause of my pain." Il passaggio più importante del brano non è l'emozione — è il sapere. La nostalgia diventa conoscenza.

Separation è il brano tecnicamente più riuscito: la rottura raccontata da due angolazioni che si alternano e si sovrappongono, senza che nessuno dei due punti di vista prevalga. "We're going different roads / you can't see me cry" — poi — "We're going different roads / I can't see you smile." La simmetria non è un gioco formale: è il modo in cui il brano dice che una separazione riguarda sempre due persone. May Live porta la domanda al centro: "May I live there once again?" E la risposta coincide con il gesto di riaprire gli occhi. "Look, look at the rainbow / you'll find the answer. / Open your eyes."

La title track è il manifesto dichiarato, ma anche quello più attento a non diventare slogan vuoto. "I'm done conforming / I'm more than beauty / They're always gonna judge me / But I'm still worthy so / I'm done conforming." La competenza come risposta alla svalutazione. "You know everything I'm bringing to the table / I'm able to rise." Babylon porta il mito biblico nel presente digitale: la Stele di Rosetta non basta, perché il problema non è la traduzione ma l'ascolto. "We gotta break through, do not hide, don't be scared / Bring back the love right now in this Babylon."

No More costruisce la forza sulla ripetizione e sull'immagine: "All your kisses were made of moonlight / Fading into the day." Tilting at Windmills guarda il Don Chisciotte contemporaneo con rispetto e tenerezza: "I give him this melody / Let it be his strength / So if he could see new dawns / He'd meet his own self anew." Blue Drapes chiude il disco nel progressive, con una scena visionaria tra deserti e veggenti, con una cicatrice che è segno di storia vissuta e una saggezza che si lascia intravedere senza farsi possedere.

La produzione artistica di Fabio Codega attraversa tutto il disco con discrezione e precisione, lavorando sull'architettura complessiva senza mai soffocare la scrittura. Il risultato è un debutto che non ha eguali vicini: adulto, stratificato, necessario. Un album che si ascolta e poi si riascolta.

domenica 7 giugno 2026

TEMPLE FACTORY

presentano

A MATTER OF FEELINGS

© 2026 La Buca Recording Club

℗ 2026 Temple Factory

 

ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING

https://open.spotify.com/intl-it/album/4xzqglORyCBsVrWbQqxPsJ?si=EJzRamFXToOKmax1aA44bw

 

L’INTERVISTA

"A Matter of Feelings" in tre parole — senza pensarci.

Soddisfazione, Fatica e Speranza.

Il brano del disco che vi ha sorpreso di più durante le registrazioni, quello che è venuto fuori diverso da come l'avevate immaginato?

Melody for Death! Era un brano senza una geometria, uno di quei pezzi che non hanno nulla di radiofonico perché continuano a cambiare senza quei ritorni/ritornelli che ti rimangono in mente. Eppure, nonostante questo ce ne siamo innamorati e continua ancora a stupirci nella sua mancanza di “ordine”.

Se poteste far ascoltare il disco a un solo artista nel mondo — vivo o morto — chi sarebbe?

Crediamo che ognuno direbbe un nome diverso ma tutti siamo abbastanza concordi nel dire… David Bowie! Un mito mancato troppo prima del tempo! Ciao grandissimo David!

Qual è la riga di testo di tutto l'album di cui andate più fieri? Quella che, rileggendola, vi fa ancora pensare "sì, questa funziona"?

Hope is the light, we find in the dark! Perché se è vero che le atmosfere di tutto l’album non sono troppo allegre e gli accordi “minori” abbondano, noi siamo grati alla vita, felici di viverla e sempre pieni di speranza per un mondo più giusto e più equilibrato; speriamo sempre in un mondo più bello!

Prossimo passo: cosa succede dopo l'uscita del disco? Cosa non vede l'ora di fare ognuno di voi?

Vogliamo suonare e scatenarci un po' sul palco come farebbero i giovani! Battute a parte siamo già al lavoro per nuovi brani e contiamo di entrare in studio per un terzo album già la prossima primavera! Stay tuned!

 

 

IL DISCO

La band Temple Factory è uno di quei nomi della musica emergente che sembra arrivare dal panorama internazionale. Ma questo gruppo è puramente italiano anche se ha scelto la lingua inglese per la sua musica. Con una nuova formazione i Temple Factory pubblicano l’album A Matter Of Feelings.

Dieci brani scelti con cura per poter realizzare una dichiarazione d’identità per la band bresciana. Con il loro secondo lavoro discografico i Temple Factory hanno voluto dare una direzione precisa alla loro musica.

Tanti i temi che sono stati messi al centro delle canzoni come l’amore, la morte e la rinascita per poter dimostrare che la musica rock è soprattutto visione della vita e delle emozioni.

Lo stile indie-rock della band è in linea con i precedenti lavori ma il progetto segna anche un’evoluzione per le sonorità più moderne e per la ricerca di atmosfere più intime.

 

BIOGRAFIA

I Temple Factory sono una band bresciana fondata nel 2018 per volontà del batterista Roberto Pedrotti al quale si aggregano gli amici di sempre Andrea Zuelli, Renato Montini e Stefano Sina.

Nella sala prove costruita all’interno di una fabbrica meccanica i quattro iniziano a lavorare a quello che sarebbe diventato il loro primo album inedito, registrato e prodotto presso “La Buca Recording Club” di Simone Piccinelli. Il lavoro viene pubblicato nel 2021 col titolo “It’s Time” e a questo seguiranno due singoli, “No Other Lies” e “Come On”. Sia l’album che i singoli vedranno alla voce Diego Pardo, cantante di Alessandria unitosi alla band poco dopo la nascita del gruppo ma presto allontanatosi per seguire altri progetti; la line up pertanto si rinnova con l’ingresso di Mattia Gobbi come chitarrista e seconda voce e Andrea Zuelli che lascia la chitarra per passare al ruolo di cantante.

Con questa nuova formazione la band si concentra su nuovi brani e nel 2025 entra in studio per la registrazione di un nuovo album: “A Matter of Feelings”.

Lo stile indi-rock della band è in linea con i precedenti lavori ma il progetto segna anche un’evoluzione per le sonorità più moderne e per la ricerca di atmosfere più intime. Le tematiche trattate sono da sempre considerate molto importanti all’interno del gruppo e anche in questo la band rimane fedele al proprio stile.

I Temple Factory sono: Andrea Zuelli (voce), Roberto Pedrotti (batteria), Stefano Sina (basso), Montini Renato (chitarra), Mattia Gobbi (chitarra).

 

 


 

martedì 10 marzo 2026

 


Zondini

“Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante”

Kingem Records

Un album pieno di canzoni da sfogliare

Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.

Ascolta l’album in streaming

https://zondini.bandcamp.com/album/fantasy-sci-fi-compagnia-cantante

Zondini non pubblica dischi: costruisce mondi. Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante è un microcosmo fatto di nostalgia, tecnologia, sogni e disincanto.

Qui dentro convivono passato e futuro senza scontrarsi. Le chitarre sanno di anni ’60, i synth guardano avanti, la scrittura resta sempre personale.

Insert Coin apre il viaggio con tastiere sognanti e atmosfera da sala giochi emotiva. Romantasy (senza retorica) è una ballata sospesa, malinconica, che racconta meglio di mille post social cosa significa sentirsi fuori posto oggi.

È un disco che non ti prende per mano: ti cammina accanto.


 


BRAM STALKER - B.S.

 

ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING

https://bramstalker.bandcamp.com/album/b-s

 

La forza di “B.S.” sta nella sua coerenza. Non c’è un brano fuori posto, non c’è riempitivo. Ogni traccia contribuisce a costruire un mondo sonoro compatto, fatto di basso distorto e batteria implacabile. Il suono è pieno, saturo, privo di silenzi rassicuranti.

“Stoned CEO” gioca con ironia e groove stoner, mentre “From Two To One” affonda nel desert rock più granitico, con una pulsazione potente e continua. “Time To Pay” torna su territori più punk, con linee spezzate e nervose che aumentano la tensione.

L’assenza della chitarra non è una mancanza, ma una dichiarazione. Il duo dimostra come due strumenti possano bastare per creare un impatto devastante. “B.S.” è un disco che suona necessario, urgente, privo di compromessi. Non cerca consenso, cerca verità. E quando la trova, la espone senza filtri.