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SMOKEY GUNNER
“Love, Sex & Loneliness”
CPT Records
Il titolo del secondo album degli Smokey
Gunner non lascia spazio a fraintendimenti: amore, sesso e solitudine sono le
tre dimensioni attorno a cui ruota ogni brano. Non un concept rigido, ma un
filo conduttore che tiene insieme canzoni diverse per tono, come conferma la title
track “Love, Sex and Loneliness”, che raccoglie tutte le emozioni sperimentate
dentro una relazione. “Stormy Sky” racconta il coraggio necessario per riaprire
il proprio cuore dopo una delusione, ricordando che presenza e sincerità
contano più dei grandi gesti. “Lucky Man” scava invece nella complicata
convivenza tra vita privata e pubblica, tra sorrisi di facciata e fragilità
nascoste. Chiude il cerchio “Temporary Love”, che racconta un amore estivo
intenso ma breve, sigillato da una lettera d’amore che non lascia nulla al
caso. Le chitarre restano dirette, i ritornelli immediati, l’attitudine sempre
profondamente live: un disco che premia chi ascolta con attenzione e si lascia
coinvolgere dalle sue contraddizioni.
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L’Arcano Patavino
– Transcode
Qui puoi ascoltare
il disco in streaming
https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC
Transcode è disponibile in formato digitale su tutte le
piattaforme streaming musicali, è prossimo ad essere stampato in formato CD.
Un’edizione limitata ricca di immagini.
I dieci racconti, dove strumenti suonati ed elettronica
convivono in simbiosi con umanità e paure, affrontano il tema della perdita,
dell’attesa, della memoria, del mondo circostante.
Scritto, suonato e registrato da Matteo Patavino (pianoforte
e sintetizzatori) e interpretato da Donato Arcano (voci e chitarre) è un album
concept, multiforme e colorato, che abbraccia rock e canzone d’autore. Transcode
è la storia di Johnny il quale, finito sull’orlo del precipizio, capisce di
essere governato da un potere che agisce senza principi e senza scrupoli. Solo
dopo aver affrontato dure prove, contro alcuni dei suoi inconsci, Johnny
recupera quell’ umanità che forse gli permetterà di sopravvivere.
Il lavoro interamente autoprodotto, si avvale delle preziose
collaborazioni di Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Musica Nuda), basso
elettrico (La danza e Terlundana); e di Maurizio Liguori, chitarra elettrica
(Il corvo, New city); Christian Nasillo, chitarra elettrica (L'amore sospeso,
Soffio); Simone Tamaro, sax (Johnny, Morgana).
Il disco è stato masterizzato da Alessandro Guasconi al
Virus Recording Studio. Per le immagini di Transcode, L’Arcano Patavino si accompagna
con le opere dell’artista Luigi Mastrangelo, interprete della“pittura Mediale”.
BIOGRAFIA
L’Arcano Patavino ha debuttato discograficamente nel 2010
con l’album “D’Amore e di Devozione” (Promomusic/Raitrade/Edel), intenso
lavoro, frutto di ricerche etnomusicologiche nel Basso Molise.
Conservando dialetto e melodie originali, il duo, formato da
Donato Arcano e Matteo Patavino, affiancato da Lorenzo Moka Tommasini per la
produzione artistica, ha rielaborato antichi canti popolari, arricchendoli con
archi e arrangiamenti elettro-rock. Un album ricco di collaborazioni tra le
quali Cristiano Godano, interprete di
Passione (canto del Venerdì Santo), e Tony Bowers (bassista
storico dei Simply Red), basso elettrico in Carregna. Il disco, accolto da
ottimi giudizi della critica musicale, è stato inserito tra i migliori album
del 2010 dal settimanale Alias del Manifesto. Con il brano Maichentò, L’Arcano
Patavino è arrivato tra i 16 semifinalistidi Musicultura 2013.
A due anni dall’uscita di “D’Amore e di Devozione”, l’Arcano
Patavino ha iniziato la stesura di canzoni originali. Scritte, suonate e
registrate da Matteo (pianoforte e sintetizzatori) e interpretate da Donato
(voci e chitarre). Una creazione lunga più di 10 anni che ha portato alla luce
Transcode, dieci canzoni tra rock e
canzone d’autore. Dieci racconti dove strumenti suonati ed
elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure.
Tra gli ospiti, Ferruccio Spinetti, basso elettrico ne La
Danza e Terlundana.
L’INTERVISTA
D1: Come descrivereste Transcode a qualcuno che non ha mai
sentito parlare de L'Arcano
Patavino?
R: Transcode, è la storia di Johnny, vittima/carnefice di
questo tempo tragico post-Novecento
che, tuttavia, non lascia intravvedere un futuro definibile.
Transcode racconta la crisi
dell’umanità, l’abbiamo scritta e interpretato partendo
dalle nostre esperienze reali, con i
nostri punti di riferimento culturali. Siamo realmente
consapevoli che coloro che vorranno
ascoltarlo troveranno le loro personali esperienze e i loro
punti di riferimento per poterlo
interpretare, liberamente. È un lavoro nel quale ciascuno
potrà ritrovare il suo Johnny.
D2: Che tipo di ascoltatore immaginate quando create musica?
R: Creiamo musica perché abbiamo qualcosa da dire, mossi
dalla necessità di essere
innovativi e nello stesso tempo comunicativi. Non
immaginiamo l’a s c o l t a t o re
“ideale” ma ci
auguriamo di incuriosire chiunque sia disposto a lasciarsi
coinvolgere dai mondi che
raccontiamo. La nostra idea di composizione si basa
sull’idea dell’arte come metafora del
reale. Caratteristica che apparentemente allontana
l’immediatezza. Nella nostra piccola
esperienza abbiamo sempre trovato ascoltatori attenti, al di
là dei gusti specifici, e questo per
noi è fondamentale.
D3: Transcode ha un Booklet Digitale con la storia completa
di Johnny. Quanto è importante
per voi il dialogo con chi ascolta al di là della musica?
R: Vorremmo che chi ascolta le nostre canzoni possa leggere
comodamente i testi, i quali,
possono sfuggire durante l’ascolto stesso, considerando
anche l’articolazione formale e i
contenuti semantici e, ancora, l’uso del dialetto. Nella
costruzione del senso unitario della
canzone, crediamo che la parte letteraria assolva allo
stesso ruolo della musica. Avere la
possibilità di rileggere i testi aiuta a capire il senso
delle canzoni, anche nel tempo.
Il booklet, inoltre, ci permette di valorizzare le immagini,
elemento che per noi ha sempre
ricoperto un ruolo organico nella comunicazione
artistica.D4: Avete ricevuto i primi feedback sull'album. C'è qualcosa che vi
ha sorpreso nelle reazioni
del pubblico?
R: Abbiamo ricevuto feedback molto interessanti, dai
contenuti anche molto distanti, per
senso e trasporto emotivo. Ci stanno dicendo che Transcode è un lavoro inquietante e dolce
nello stesso tempo.
D5: Qual è la canzone di Transcode che vi ha dato più
soddisfazione una volta completata?
R: Dal punto di vista musicale e tecnico tutto l’album.
So^io, emotivamente.
D6: Transcode parla molto di perdita. Ma c'è anche molta
speranza nel disco. Come
bilanciate questi due poli?
R: Con la consapevolezza di essere anche chi non è più con
noi. Transcode lo abbiamo
scritto, interpretato e realizzato con questa certezza
ferma.
D7: Un ultimo messaggio a chi ha già ascoltato Transcode e
vuole approfondire.
R: Di lasciarsi ulteriormente coinvolgere dalle parole e dai
suoni. Transcode è un disco che ha
bisogno di cura nell’ascolto ma che sa ridare questa
attenzione in termini di piacere della
scoperta degli imprevedibili particolari che si nascondono
negli angoli più impensabili.
ILENIA MARZANO
I
Am Done Conforming
Registrato
e Mixato Presso CREATIVA MUSIC
https://open.spotify.com/intl-it/album/2AUfs2u1fP6mRAFMsKErYT?si=BxhnQK-GStW8W8-v0VLceA
Esistono album che chiedono attenzione e album che la ottengono senza
chiederla. I Am Done Conforming di Ilenia Marzano appartiene alla seconda
categoria. La cantautrice romana — laureata in Canto Pop al Saint Louis College
of Music nel 2021, con alle spalle vent'anni di esperienze tra orchestra,
teatro, televisione e insegnamento — arriva al suo primo disco in lingua
inglese senza la fretta di chi ha qualcosa da dimostrare. E si sente.
Pubblicato da Creativa Music il 22 giugno 2026 e realizzato con la
produzione artistica di Fabio Codega, I Am Done Conforming è stato costruito
con la lentezza di chi vuole fare le cose bene: anni di appunti, frasi
annotate, intuizioni che aspettavano il momento giusto. Quella stratificazione
non è una particolarità biografica — è una qualità sonora. I brani hanno
spessore, peso, densità. Non si consumano al primo ascolto.
Il disco si apre con Take It, che stabilisce subito le coordinate emotive.
La protagonista non piange, non supplica, non aspetta: agisce. "I'm cool
and you're rude and I'm gonna leave you here man / You don't deserve my
presence as I don't deserve your treatment." La precisione della frase è
già la risposta al disordine del rapporto descritto. "Take my breath away
from me / That's the only thing I'll give you" — il finale ironico ribalta
il titolo e chiude il brano con un gesto di pura eleganza narrativa.
Don't Fall in Love costruisce l'addio come una festa malinconica: vino,
fuoco, luna, barca. "Pour me some wine let me light up the fire / so pour
me some wine and be ready to fly." Non c'è rimpianto — c'è la scelta di
andarsene prima di mentire. I Can Feel porta la coscienza verso la comprensione
tardiva: "but then one day I understood the cause of my pain." Il
passaggio più importante del brano non è l'emozione — è il sapere. La nostalgia
diventa conoscenza.
Separation è il brano tecnicamente più riuscito: la rottura raccontata da
due angolazioni che si alternano e si sovrappongono, senza che nessuno dei due
punti di vista prevalga. "We're going different roads / you can't see me
cry" — poi — "We're going different roads / I can't see you
smile." La simmetria non è un gioco formale: è il modo in cui il brano
dice che una separazione riguarda sempre due persone. May Live porta la domanda
al centro: "May I live there once again?" E la risposta coincide con
il gesto di riaprire gli occhi. "Look, look at the rainbow / you'll find
the answer. / Open your eyes."
La title track è il manifesto dichiarato, ma anche quello più attento a
non diventare slogan vuoto. "I'm done conforming / I'm more than beauty /
They're always gonna judge me / But I'm still worthy so / I'm done
conforming." La competenza come risposta alla svalutazione. "You know
everything I'm bringing to the table / I'm able to rise." Babylon porta il
mito biblico nel presente digitale: la Stele di Rosetta non basta, perché il
problema non è la traduzione ma l'ascolto. "We gotta break through, do not
hide, don't be scared / Bring back the love right now in this Babylon."
No More costruisce la forza sulla ripetizione e sull'immagine: "All
your kisses were made of moonlight / Fading into the day." Tilting at
Windmills guarda il Don Chisciotte contemporaneo con rispetto e tenerezza:
"I give him this melody / Let it be his strength / So if he could see new
dawns / He'd meet his own self anew." Blue Drapes chiude il disco nel
progressive, con una scena visionaria tra deserti e veggenti, con una cicatrice
che è segno di storia vissuta e una saggezza che si lascia intravedere senza
farsi possedere.
La produzione artistica di Fabio Codega attraversa tutto il disco con
discrezione e precisione, lavorando sull'architettura complessiva senza mai
soffocare la scrittura. Il risultato è un debutto che non ha eguali vicini:
adulto, stratificato, necessario. Un album che si ascolta e poi si riascolta.
TEMPLE FACTORY
presentano
A MATTER OF FEELINGS
© 2026 La Buca Recording Club
℗ 2026 Temple Factory
ASCOLTA IL DISCO IN
STREAMING
https://open.spotify.com/intl-it/album/4xzqglORyCBsVrWbQqxPsJ?si=EJzRamFXToOKmax1aA44bw
L’INTERVISTA
"A Matter of Feelings" in tre parole — senza
pensarci.
Soddisfazione, Fatica e Speranza.
Il brano del disco che vi ha sorpreso di più durante le
registrazioni, quello che è venuto fuori diverso da come l'avevate immaginato?
Melody for Death! Era un brano senza una geometria, uno di
quei pezzi che non hanno nulla di radiofonico perché continuano a cambiare
senza quei ritorni/ritornelli che ti rimangono in mente. Eppure, nonostante
questo ce ne siamo innamorati e continua ancora a stupirci nella sua mancanza
di “ordine”.
Se poteste far ascoltare il disco a un solo artista nel
mondo — vivo o morto — chi sarebbe?
Crediamo che ognuno direbbe un nome diverso ma tutti siamo abbastanza
concordi nel dire… David Bowie! Un mito mancato troppo prima del tempo! Ciao
grandissimo David!
Qual è la riga di testo di tutto l'album di cui andate più
fieri? Quella che, rileggendola, vi fa ancora pensare "sì, questa
funziona"?
Hope is the light, we find in the dark! Perché se è
vero che le atmosfere di tutto l’album non sono troppo allegre e gli accordi
“minori” abbondano, noi siamo grati alla vita, felici di viverla e sempre pieni
di speranza per un mondo più giusto e più equilibrato; speriamo sempre in un
mondo più bello!
Prossimo passo: cosa succede dopo l'uscita del disco? Cosa
non vede l'ora di fare ognuno di voi?
Vogliamo suonare e scatenarci un po' sul palco come
farebbero i giovani! Battute a parte siamo già al lavoro per nuovi brani e
contiamo di entrare in studio per un terzo album già la prossima primavera! Stay
tuned!
IL DISCO
La band Temple Factory è uno di
quei nomi della musica emergente che sembra arrivare dal panorama
internazionale. Ma questo gruppo è puramente italiano anche se ha scelto la
lingua inglese per la sua musica. Con una nuova formazione i Temple Factory
pubblicano l’album A Matter Of Feelings.
Dieci
brani scelti con cura per poter realizzare una dichiarazione d’identità per la
band bresciana. Con il loro secondo lavoro discografico i Temple Factory hanno
voluto dare una direzione precisa alla loro musica.
Tanti i temi che sono stati
messi al centro delle canzoni come l’amore, la morte e la rinascita per poter
dimostrare che la musica rock è soprattutto visione della vita e delle
emozioni.
Lo stile indie-rock della band
è in linea con i precedenti lavori ma il progetto segna anche un’evoluzione per
le sonorità più moderne e per la ricerca di atmosfere più intime.
BIOGRAFIA
I Temple
Factory sono una band bresciana fondata nel 2018 per volontà del batterista
Roberto Pedrotti al quale si aggregano gli amici di sempre Andrea Zuelli,
Renato Montini e Stefano Sina.
Nella sala
prove costruita all’interno di una fabbrica meccanica i quattro iniziano a
lavorare a quello che sarebbe diventato il loro primo album inedito, registrato
e prodotto presso “La Buca Recording Club” di Simone Piccinelli. Il lavoro
viene pubblicato nel 2021 col titolo “It’s Time” e a questo seguiranno
due singoli, “No Other Lies” e “Come On”. Sia l’album che i
singoli vedranno alla voce Diego Pardo, cantante di Alessandria unitosi alla
band poco dopo la nascita del gruppo ma presto allontanatosi per seguire altri
progetti; la line up pertanto si rinnova con l’ingresso di Mattia Gobbi
come chitarrista e seconda voce e Andrea Zuelli che lascia la chitarra per
passare al ruolo di cantante.
Con questa
nuova formazione la band si concentra su nuovi brani e nel 2025 entra in studio
per la registrazione di un nuovo album: “A Matter of Feelings”.
Lo stile
indi-rock della band è in linea con i precedenti lavori ma il progetto
segna anche un’evoluzione per le sonorità più moderne e per la ricerca di
atmosfere più intime. Le tematiche trattate sono da sempre considerate molto
importanti all’interno del gruppo e anche in questo la band rimane fedele al
proprio stile.
I Temple
Factory sono: Andrea Zuelli (voce), Roberto Pedrotti (batteria), Stefano Sina
(basso), Montini Renato (chitarra), Mattia Gobbi (chitarra).
Zondini
“Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante”
Kingem Records
Un album pieno di canzoni da sfogliare
Fantasy, Sci-Fi
& Compagnia Cantante: il nuovo
disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza
poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori
più veri di quelli reali.
Ascolta l’album in streaming
https://zondini.bandcamp.com/album/fantasy-sci-fi-compagnia-cantante
Zondini non pubblica dischi: costruisce
mondi. Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante è un microcosmo fatto di
nostalgia, tecnologia, sogni e disincanto.
Qui dentro convivono passato e
futuro senza scontrarsi. Le chitarre sanno di anni ’60, i synth guardano
avanti, la scrittura resta sempre personale.
Insert Coin apre il viaggio con tastiere
sognanti e atmosfera da sala giochi emotiva. Romantasy (senza retorica)
è una ballata sospesa, malinconica, che racconta meglio di mille post social
cosa significa sentirsi fuori posto oggi.
È un disco che non ti prende per
mano: ti cammina accanto.
BRAM STALKER - B.S.
ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING
https://bramstalker.bandcamp.com/album/b-s
La forza di “B.S.” sta nella sua coerenza. Non c’è un brano fuori posto, non
c’è riempitivo. Ogni traccia contribuisce a costruire un mondo sonoro compatto,
fatto di basso distorto e batteria implacabile. Il suono è pieno, saturo, privo
di silenzi rassicuranti.
“Stoned CEO” gioca con ironia e groove stoner, mentre “From Two To One”
affonda nel desert rock più granitico, con una pulsazione potente e continua.
“Time To Pay” torna su territori più punk, con linee spezzate e nervose che
aumentano la tensione.
L’assenza della chitarra non è una mancanza, ma una dichiarazione. Il duo
dimostra come due strumenti possano bastare per creare un impatto devastante.
“B.S.” è un disco che suona necessario, urgente, privo di compromessi. Non
cerca consenso, cerca verità. E quando la trova, la espone senza filtri.